ANGELO PARADISO: “ECCO LA MIA STORIA, FABIO UN MENTORSHIP PER ME E I GIOVANI. NAPOLI? UN’ESPERIENZA UNICA”

Nato a Roma e cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Lazio, Angelo Paradiso è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Dalla prima esperienza al Teramo alla conquista della Supercoppa di Malta con il Birkirkara, passando attraverso la stagione emblematica vissuta al Napoli, squadra con la quale ha percepito maggiormente il legame viscerale tra la piazza e la tifoseria. Considerati il suo percorso e la sua trafila, Angelo ha sempre tentato di raggiugere traguardi prestigiosi con due strumenti indispensabili per i principi in cui crede profondamente: determinazione e sacrificio. Un giovane ambizioso con un sogno nel cassetto, coronato al termine di un iter formativo, colmo di esperienze significative e costruttive. A tutto Paradiso nell’intervista rilasciata ai microfoni ufficiali del Qualiano Calcio: diverse le tematiche affrontate, tra le quali la splendida amicizia con Fabio Baraldi, presidente del club giallorosso. Due figure imponenti, mosse entrambe da integri e retti valori. Di seguito le dichiarazioni rilasciate: come inizia il tuo percorso? “Sono nato ad Ostia, un quartiere difficile di Roma soprattutto per miei tempi. Un quartiere che ha delle similitudini con Scampia, entrambe, tuttavia, costituite da bravissime persone. Mio papà è stato calciatore, all’epoca era molto conosciuto per i suoi numerosi successi sportivi. Sono cresciuto in una realtà molto difficile, ho perso tanti amici per diversi motivi, per la vita sbagliata da loro scelta. Ma io ero innamorato del calcio ed ho preferito imboccare una strada differente. Sono sempre stato proiettato per il lavoro, per la serietà e per gli aspetti positivi della vita. Ciononostante, la situazione delicata del mio quartiere mi ha insegnato tanti valori“.

Sull’esperienza più formativa della carriera: “Ho vinto due titoli italiani con il settore giovanile della Lazio per poi trasferirmi a Teramo, dove sono stato due anni. È stato un biennio rilevante per la mia formazione, ho incontrato un gruppo maturo, contraddistinto da calciatori con esperienza, un direttore sportivo di livello come Daniele Pradè e poi Mauro Meluso, all’epoca team manager. Ho avuto la fortuna di ricevere consigli da giocatori più grandi, considerata la mia giovane età. Due anni dopo ho firmato per il Napoli, dove ho vissuto l’avventura più affascinante. Sono arrivato in Campania quasi da sconosciuto, inizialmente ero la quarta scelta dell’allenatore; eppure divenni un titolare inamovibile di quella squadra nella stagione 1998/99. Ricordo anche un aneddoto interessante, quando mister Ulivieri mi nominò capitano in occasione di un’amichevole per la condotta assunta negli allenamenti. Sarei rimasto a vita a Napoli, ma la situazione è andata diversamente. Sarebbe stato un sogno continuare a vestire la maglia azzurra, ma ci fu un cambio di proprietà e fui venduto al Lecce. La piazza di Napoli era calorosa, ero costantemente in contatto con i tifosi e mi trovavo benissimo con loro. Prima i calciatori vivevano dell’affetto della tifoseria, mi sono sentito a casa in questa città perché è una realtà importante, costituita da numerosi valori rappresentativi. Napoli è il centro urbano della musica, della cultura, un luogo unico“.

Sull’ambientamento alla Serie A: “Il mio è stato un percorso molto lungo, ogni anno ho vinto titoli di capocannoniere o di ‘miglior giocatore’. Dunque, a livello di aspettative, si parlava di me come un talento di prospettiva. Mi allenavo più degli altri per poter rendere più di tutti la domenica, ma non ho mai percepito la tensione. Ho sempre lavorato duramente per rendere orgogliosi la mia famiglia e il pubblico, ricevere affetto è stato il mio interesse, non ho mai badato al denaro, a differenza forse dei tempi moderni“.

Sul rapporto con Fabio Baraldi: “È una grande persona, ci siamo conosciuti in TV nel corso del programma di Raffaele Auriemma. È nata subito una stima reciproca per la condivisione di alcuni valori intellettuali e dialogici. Durante alcune conversazioni con determinate persone come Fabio, emergono dei punti di vista condivisibili o meno, ma è pur sempre formativo. Quando siamo in disaccordo su alcune tematiche, apprezzo ugualmente i suoi giudizi per l’intelligenza e il carisma esibiti. Una delle sue peculiarità è la spontaneità. Siamo due personalità con dei tratti in comune: ecco com’è nata la nostra amicizia“.

Sui principi del Qualiano con Fabio alla guida: “Avere una persona come Fabio all’interno di un club calcistico o di un determinato ambiente, contribuisce alla formazione dei ragazzi. La gioventù moderna, purtroppo, ha smarrito la propria bussola con l’utilizzo incessante dei social. Fabio è un mentorship, il quale riesce a trasmettere valori sani. È cruciale poter contare su una guida simile all’interno di un gruppo. Sarebbe stato un tesoro se avessi incontrato e conosciuto una persona come lui già nel corso della mia adolescenza“.

Sul segreto per riscuotere successo: “Sono cresciuto in un ambiente complicato, ma mio papà mi ha inculcato i valori dell’allenamento e del rispetto altrui. Sono sempre stato proteso ad evitare determinati individui, poiché ero completamente focalizzato ad adempiere ed osservare i principi sani svelati da mio padre. L’ossequio dei valori positivi resta per sempre“.

Sull’attuale attività svolta: “Dal 2014 ho intrapreso la carriera di manager, iniziando questo percorso con l’ex ambasciatore americano Paulberg. Ricoprendo il ruolo di suo consigliere, sono entrato all’interno dell’ambito delle relazioni internazionali. Attualmente mi occupo delle intermediazioni internazionali con stati dell’Est e paesi arabi. A livello manageriale, ho aperto anche una società a Dubai. Ma sono sempre innamorato del calcio, per questo motivo ho deciso di allenare i ragazzi. Con la dottoressa Miriam Peruzzi, abbiamo per di più una scuola calcio in Africa. Mi piace allenare i giovani non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche motivazionale. Insegno loro dei valori, raccontando la mia esperienza esistenziale e calcistica; questi ragazzi, purtroppo, sono privi di personaggi i quali fungono da riferimento come Fabio per la loro vita. Bisogna penetrare nella loro mente e comprendere la provenienza dei loro problemi per poter offrire un apporto prezioso: questo è il genere di lavoro che prediligo. La creazione di calciatori capaci di diventare dei professionisti e di giocatori con una buona condotta esistenziale rappresenta una soddisfazione immensa“.

Sui principi applicati alla sua attività: “Mi occupo dei ragazzi provenienti da quartieri complicati come il sottoscritto. Entrare in contatto con individui i quali vengono dal niente e lavorare con loro è inspiegabile. Difatti, l’obiettivo è contribuire al coronamento dei loro sogni calcistici o meno e tentare di illustrare la propria esperienza per fornire delle motivazioni importanti, evitando così i pericoli. Un suggerimento adeguato può essere cruciale per la crescita di un ragazzo“.

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